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Antonio Brioschi
Antonio Brioschi (Fl. ca. 1725 – ca. 1750)

Compositore italiano poco noto, Antonio Brioschi aveva già acquisito notevole esperienza nella scrittura sinfonica anni prima che Haydn portasse a termine i suoi primi lavori in questo genere, alla fine degli anni Cinquanta del Settecento. Prolifico nella musica strumentale, Brioschi compose circa cinquanta sinfonie di buona fattura nel periodo tra il 1725 circa e il 1750. Per quanto ci è dato sapere nessun altro compositore, forse con l’eccezione di G.B. Sammartini, ne produsse tante entro la metà degli anni Cinquanta. Ciò nonostante il suo vasto e interessante repertorio è stato sfortunatamente ignorato dalla letteratura del diciannovesimo secolo e di conseguenza è rimasto semi-sconosciuto fino a non molto tempo fa. L’entusiastico recupero a partire dagli anni Ottanta del ‘900 si deve in gran parte agli studi musicologici del Prof. Bathia Churgin e della Dott.sa Sarah Mandel-Yehuda, che hanno riscoperto le sinfonie incluse in questo disco e ne hanno approntato le edizioni moderne pubblicate da Garland Publishing (1985) e A-R Editions (1998). La conoscenza di Antonio Brioschi resta comunque alquanto limitata. Molti particolari della vita e dell’ambiente in cui operò, ivi incluse le date esatte della nascita e della morte, rimangono tuttora un mistero. Pare che Brioschi sia nato negli anni Novanta del Seicento, o agli inizi del Settecento, e sia morto nei primi anni ‘50 del Settecento. Sappiamo peraltro che ha avuto rapporti con l’area di Milano, città al tempo musicalmente feconda. Il cognome stesso suggerisce che la famiglia potrebbe essere originaria di Briosco, nei pressi di Milano.

Antonio Brioschi appartiene alla scuola milanese, allora unica in Europa, dei primi sinfonisti che fiorì nel secondo quarto del diciottesimo secolo, ancor prima delle scuole di Vienna e Mannheim. A quel tempo in alcune città europee operavano, ma rimanendo isolati, alcuni compositori che diedero il loro contributo al genere emergente in questa primissima fase: tra questi Zani, Harrer, Guillemain, Joseph Camerloher e Johann Stamitz (nei suoi primi lavori). Nell’ambito della scuola milanese Brioschi è da considerarsi vicino per importanza al principale sinfonista, Sammartini. Gli altri membri della scuola restano figure di minore rilevanza, come Galimberti e il Conte Giulini. Forse Brioschi conobbe il rinomato Sammartini e studiò con lui. In effetti i due compositori condividono caratteristiche stilistiche comuni. La vicinanza a Sammartini, creatore versatile e uomo dalle svariate attività e dai molti contatti, sicuramente rappresentò un riferimento fecondo per Brioschi. In particolare la speciale dedizione al genere sinfonico che riscontriamo in Sammartini, giudicato ai nostri giorni come il sinfonista italiano più prolifico del periodo classico, gli deve essere stata di stimolo.

Mentre l’attività di Brioschi, come del resto quella di Sammartini, si svolse nell’area milanese, le sue sinfonie ebbero popolarità fuori d’Italia durante il diciottesimo secolo. Ne sono testimonianza i numerosi manoscritti ed edizioni a stampa fortunatamente sopravissuti fino ad oggi, conservati in una trentina di biblioteche tra Europa e Stati Uniti. Le fonti principali sono oggi reperibili a Parigi, Praga, Stoccolma e Darmstadt. Una delle fonti della Sinfonia in Sol Maggiore (n.1) rivela affascinanti retroscena sul pubblico del tempo e sulla funzione pubblica che essa svolse. La fonte fornisce anche prove sostanziali che permettono di collocare questo fra i primissimi lavori del genere sinfonico. Un manoscritto italiano attualmente conservato presso la Biblioteca Rossijskaja Gosudarstvennaja di Mosca indica che la sinfonia fu utilizzata all’interno di una cerimonia liturgica della comunità ebraica di Casale Monferrato il 10 ottobre 1733. Fungeva da ouverture della cantata ebraica Dio, Clemenza e Rigore, utilizzata durante la festa dell’Hosha ‘na Rabbah, a conclusione del ciclo festivo di Sukkoth. L’evento si svolse in una splendida e antica sinagoga di Casale Monferrato. E’ interessante notare che manoscritti della Sinfonia in Re Maggiore e della Sinfonia in Mi Bemolle Maggiore (n. 2 e n. 3) sono stati scoperti recentemente sempre a Casale Monferrato, e qui sono conservati nella Biblioteca Civica Giovanni Canna. Oltre al legame con Casale Monferrato, la cronologia delle due composizioni rimanda alla Sinfonia in Sol Maggiore (n. 1). Entrambi i lavori sono datati 1734 sulle rispettive pagine iniziali.

Come confermato dalle fonti, Antonio Brioschi ha goduto di popolarità nella Parigi del diciottesimo secolo. Una buona metà della sua produzione sinfonica, comprese cinque opere presenti in questo disco (i numeri 1,2 e 4,5,6), fu accuratamente copiata in una grande e lussuosa collezione di manoscritti di musica strumentale conservata nella Bibliothèque Nationale de France. La collezione fu approntata per il mecenate musicale Pierre Philibert de Blancheton (1697-1756), probabilmente come archivio della musica utilizzata per i suoi concerti privati. Evidentemente Blancheton, o i suoi musicisti, amavano il fresco gusto italiano, ed in particolare quello della scuola milanese di Brioschi e di Sammartini. La collezione, conosciuta come Fondo Blancheton, fu compilata probabilmente tra il 1740 ed il 1744. Le cinque sinfonie che si trovano nella collezione e che sono state incise per questo album possono verosimilmente essere datate ad anni antecedenti il 1741.

La musica di Antonio Brioschi appartiene al periodo in cui al maturo stile barocco di maestri quali J.S. Bach e Vivaldi si sovrapponeva il nuovo stile classico. Il che appare evidente in queste sei sinfonie caratterizzate da un intrigante miscuglio di barocco e primo classicismo. Da un lato la struttura ciclica ricorda il concerto tardo-barocco e le ouverture dell’opera italiana, ogni composizione essendo suddivisa nominalmente in tre movimenti nell’ordine veloce – lento – veloce; dall’altro la scelta di tonalità maggiori mette in luce un interesse per lo stile classico. Inoltre il movimento lento interno suona più barocco dei due movimenti veloci. I movimenti iniziali presentano una varietà di figure musicali chiaramente improntate al primo classicismo, come l’apertura a “colpo di martello”. All’inizio della Sinfonia in Si Bemolle Maggiore (n. 4) tre “colpi di martello”, sottolineati da un pedale alla tonica, catturano immediatamente l’attenzione dell’ascoltatore. In generale i primi movimenti trasmettono un senso di dinamismo utilizzando un vocabolario tematico classico, ritmi sincopati e ampi salti melodici, decisamente idiomatici per gli strumenti ad arco. Certe convenzioni tipiche della sonata classica si riscontrano in tutti i sei movimenti di apertura, specialmente nella evidente polarizzazione tra tonica e dominante, nello sviluppo tematico piuttosto esteso e nella completa ripresa dell’esposizione del primo tema. Non diversamente i movimenti conclusivi, sebbene più corti e meno complessi di quelli iniziali, mostrano stilemi classici per lo più basati sulle danze. Quattro finali sfruttano il vivace stile buffo combinato con elementi della popolare contraddanza in tempo binario (n 2,4,5 e 6), un finale rammenta la vivace giga italiana (n. 1) e un altro finale è un minuetto alquanto veloce (n. 3).

In contrasto con i movimenti estremi, i movimenti centrali ci riportano non solo ad un linguaggio più barocco, ma anche ad un excursus dinamico più contenuto, oltre che ad una nuova tonalità (e, in particolare, nei n. 1,3,4 e 6, al modo minore). Essi manifestano un carattere spiccatamente lirico, pieno di passione. Possiamo effettivamente percepire un delicato lirismo che si fonde con un sentimento profondamente espressivo (n. 1 e 6), un clima pastorale in stile siciliano (n. 2 e 5), una vena malinconica (n. 3) e un senso di dolore (n. 4).

I differenti stili e le modalità espressive in evidenza nelle sei sinfonie di Brioschi corrispondono ad una notevole varietà di orditi musicali. Vediamo così che molto può succedere all’interno di ogni movimento, anche se le sinfonie, come gran parte di quelle della prima fase della sinfonia classica, sono relativamente brevi. Brioschi crea con grande perizia rapide alterazioni della trama musicale, come si trattasse di un mosaico. Cambia rapidamente passando da momenti a “pieno organico” a momenti con violini soli (talvolta con la viola a guisa di basso), o presenta brevi episodi solo-tutti nello stile del concerto. Una successione di sinuosi movimenti paralleli di terze e seste compaiono vicino a passaggi più secchi, all’unisono, senza supporto armonico o accostati a sezioni di pedale armonicamente stabilizzanti.

Sebbene la musica sia fondamentalmente omofonica, a volte accordale, Brioschi incorpora ripetutamente momenti di sospensione dissonante ed altri sofisticati segmenti contrappuntistici spesso imitativi. In confronto al contemporaneo Sammartini, Brioschi per qualche ragione e forse a causa del suo apprendistato, manifesta una spiccata preferenza per uno stile ed una scrittura delle parti più complessi.

Ulteriore complessità di tessitura è ottenuta grazie al secondo violino, attivo ed indipendente, che condivide con il primo violino molto del materiale melodico principale e lo incrocia in continuazione. Come risultato di questo stile omogeneo, il suono che ne deriva è ricco e coinvolgente pur essendo l’orchestra composta solo da pochi archi accompagnati da un cembalo.

Il materiale musicale, arrangiato tanto accuratamente in differenti modi, è rigorosamente organizzato in uno schema in due parti – con ogni parte ripetuta - in tutti i movimenti esterni oltre che in metà dei movimenti centrali. Brioschi coordina questa struttura in due parti con il consueto piano tonale di due tonalità contrastanti. I tre movimenti centrali rimanenti (i n. 3,4 e 6) hanno forme unitarie. Due movimenti centrali (nei n. 3 e 4) mettono in luce un notevole schema tonale. La loro armonia è unitaria e quindi in effetti contrasta con il “giro di tonalità” dei movimenti esterni del ciclo. Questi due movimenti centrali non hanno di fatto nessuna modulazione. In maniera non convenzionale rimangono in un’unica tonalità per tutta la durata, mettendo quindi in luce efficacemente l’approccio personale e distintivo di Brioschi.

Il linguaggio sinfonico unico di Antonio Brioschi è un intrigante ibrido di barocco e linguaggi musicali classici integrati in maniera coerente e intelligente. Le prime sinfonie di Brioschi sono opere d’arte espressive, dinamiche e sofisticate che rappresentano senza dubbio lo spirito sinfonico classico.

Dr. Sarah Mandel-Yehuda Traduzione italiana: Fabio Albertani

Ascolti:

Brioschi, Antonio - Allegro dalla Sinfonia in Sol Maggiore
Casale Monferrato 1733

Brioschi, Antonio - Allegro assai dalla Sinfonia in Sib Maggiore
circa 1741

Brioschi, Antonio - Largo staccato dalla Sinfonia in Sib Maggiore
entro il 1741


Altri collegamenti:

The Symphonies of Antonio Brioschi: Aspects of Sonata Form by Sarah Mandel-Yehuda

La voce Brioschi su Wikipedia

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