Giovanni Battista Sammartini (1700 – 1775)
A più di 300 anni dalla nascita e a quasi 100 dall’inizio della sua riscoperta, l’andamento degli studi su Giovanni Battista Sammartini colpisce per la sua netta e vivace accelerazione. Nuove scoperte, nuove analisi della sua musica e nuovi, importanti, confronti con le opere dei suoi contemporanei, vanno di pari passo con la comparsa di non numerose, ma curatissime edizioni critiche di sue opere e da pregevoli incisioni discografiche che rendono la sua musica sempre più accessibile. È il segno evidente dell’interesse nei confronti di un musicista di importanza fondamentale, sia per il valore intrinseco delle sue opere, sia per il ruolo che ricoprì nella transizione da un linguaggio consolidato ed efficace, qual era quello barocco, verso nuove e sconosciute possibilità espressive e formali. Nell’iter compositivo di Giovanni Battista Sammartini (Milano 1700/1- 15 gennaio 1775) si riflette infatti l’importante evoluzione stilistica avvenuta nel corso del XVIII secolo in Europa: dallo stile barocco al primo stile classico, fino allo stile classico più maturo. Questa singolarissima personalità di musicista rimase infatti sulla scena musicale internazionale per più di cinquant’anni senza mai cedere ad un atteggiamento passivo o di maniera, ma anzi suggerendo nuove strade ai più giovani tra i suoi contemporanei.
Di Sammartini conosciamo oggi circa 450 composizioni che ci permettono di vederlo all’opera in tutti i principali generi vocali e strumentali del suo tempo, compresi alcuni particolari e curiosi. Fu maestro di cappella e organista in numerose chiese e congregazioni milanesi, giudice nei concorsi al Duomo e in altre chiese cittadine, maestro di musica in un convento di monache, nei prestigiosi collegi, presso alcune famiglie nobili e al seguito dell’arciduchessa Beatrice d’Este. Le famiglie patrizie Agnesi, Archinto, Belgiojoso, Borromeo, Castelbarco d’Adda, Clerici, Crivelli, Giulini, Greppi, Litta, Melzi, Serbelloni, Sforza Visconti di Caravaggio, Simonetta e altre che aprivano i loro salotti agli uomini di cultura e coltivavano la musica, così come il duca di Parma - che aveva contatti con Milano e a cui furono dedicate le sonate op. VII -, il governatore Pallavicini, il conte Carlo Firmian, etc. sono solo alcuni dei nomi che più di frequente capita di incontrare studiando Sammartini e che partecipavano alla diffusa coscienza di avere a disposizione un musicista d’eccezione. Membro dell’Accademia dei Trasformati, era ben inserito nell’ambiente intellettuale e letterario cittadino di una Milano giudicata uno dei centri più importanti della Penisola per il commercio, per le idee che vi circolavano, nonché per la musica e le arti. I governanti nominati dall’Austria non mancarono mai di affidargli incarichi importanti e non soltanto in occasione di celebrazioni ufficiali. Un’iniziativa di grande importanza fu, ad esempio, l’allestimento di pubblici concerti con esecuzione di sinfonie in gran parte composte e dirette da Sammartini, che il governatore Pallavicini promosse per alcuni anni, dal 1749, sulla «spianata del Real Castello». Sappiamo che tali concerti, nientemeno che trisettimanali, erano seguiti con entusiasmo da tutta la cittadinanza, tanto da spingere in un’occasione il Pallavicini (era il 7 settembre 1752) a pregare l’Arcivescovo «se puossi la funzione terminarsi in tempo di lasciar luogo alla Nobiltà e alla affluenza di Popolo di godere il divertimento di sì nobile sinfonia». Naturalmente troviamo Sammartini tra i promotori dell’Accademia Filarmonica, sorta nel 1758 per volere di un gruppo di ‘dilettanti’, che aveva tra i suoi fini quello di costituire una valida e preparata orchestra per l’esecuzione di repertorio sinfonico. Non bisogna infine dimenticare gli impegni che coinvolsero Sammartini oltre i confini della città e che permisero alla sua musica di diffondersi largamente nelle ‘capitali della musica’ come Parigi, Vienna, Praga, Londra e altrove, in Austria, Boemia, Germania, Svezia, Svizzera, Olanda, etc .
La sua carriera di compositore ebbe inizio negli anni Venti del Settecento e da questo punto di partenza cominciò una formidabile evoluzione che gli permise di restare attuale fino alla metà degli anni Settanta. Se è poi vero che la sua fama è legata soprattutto all’origine della sinfonia, i cui primi esempi datati risalgono agli anni Trenta del Settecento, bisogna ricordare che la sua produzione sia vocale, sia strumentale, si spinse all’approccio anche di altri nuovi generi alcuni dei quali, come i quartetti e i quintetti per archi , figurano tra i primi esempi che si incontrino nella storia della musica.
Stilisticamente, Sammartini fu un innovatore, principalmente nel senso della definizione di nuove strutture formali e di un linguaggio che cercava in ogni modo di distinguersi dall’idioma barocco.
Sammartini ci regala sorprese, invenzioni, elaborazioni tematiche, scambi di materiale e di ruoli tra tutti gli strumenti con la continua sfida di chi sa coniugare sublime economia e grande efficacia. Chiara la forma, anche se spesso non viene chiusa in schemi, né organizzata in periodi regolari. Fluido il discorso, che si fa amabile nei ritorni tematici e allo stesso tempo geniale in arguzie mai troppo vistosamente sottolineate. Delicatissima o frizzante, ma ad ogni modo carica di tensione ed espressività, la linea melodica che soprattutto nei movimenti lenti strumentali tocca punte di rara bellezza. Evidente, infine, la ricerca di una ben definita direzionalità e drammaticità, ottenuta mediante un uso attento e molto ben coordinato degli elementi armonici, ritmici, timbrici e dinamici e che nelle opere vocali sacre e profane si accresce ulteriormente grazie all’attenzione con cui viene interpretato e reso il testo poetico.
È ancora da ricostruire nei dettagli, l’entità e l’importanza del gruppo di validissimi strumentisti e compositori che fecero della Milano e della Lombardia settecentesca (allargata geograficamente anche alle aree limitrofe) un così importante centro propulsore della nuova musica. La nutrita orchestra del Teatro Ducale, le orchestre fisse o assoldate occasionalmente presso diverse chiese e palazzi cittadini, la presenza del rinomato gruppo di ‘Professori di Sinfonia’ o sinfonisti che facevano capo al Sammartini, l’istituzione dell’Accademia Filarmonica, i concerti trisettimanali al Castello, offrono un’idea dell’abitudine all’ascolto e alla pratica di musica strumentale d’assieme per larghi organici che si poteva avere a Milano, e del cui livello testimoniano i viaggiatori stranieri De Brosses e Burney . Purtroppo, le condizioni economiche e socio-culturali in cui si trovò l’Italia settentrionale nel periodo successivo alla morte di Sammartini non permisero lo svilupparsi di una ancor più consolidata tradizione e ‘scuola’, che pure con lui aveva posto le sue buone premesse. Occorre ricordare che tra gli allievi di Sammartini vi fu con ogni probabilità C. W. Gluck (dal 1737 al 1745 a Milano al servizio del principe Melzi) e tra i giovani colleghi che lo conobbero personalmente, a volte intimoriti dalla sua statura, Niccolò Jommelli (con cui collaborò nel 1753 alla composizione di due cantate), Johann Christian Bach (in Italia tra il 1754 e il 1762; a Milano in più riprese - dal 1757 al servizio del conte Agostino Litta, dal 1760 secondo organista del Duomo e maestro di cappella di S. Maria di Caravaggio dei padri Trinitari Scalzi, pur con frequenti assenze - e che in una lettera del 1760 a Padre Martini scrisse: «[...] avendo insieme un compositore forte, come S. Martino che V.R. conoscerà per fama ed assai bravo per questa sorte di Musica [...]» - cfr. le TAVOLE CRONOLOGICHE, 1760), Gaetano Pugnani (solista nell’orchestra diretta da Sammartini a Casalmaggiore e Mantova nel 1760), Luigi Boccherini (solista nell’orchestra diretta da Sammartini a Pavia e Cremona nel 1765), il flautista Mathias Stabingher (idem), Felice Giardini (che diede a Charles Burney una lettera da consegnare a Sammartini, al suo arrivo a Milano) e Wolfgang Amadeus Mozart (a Milano negli anni 1770 - 1773), che proprio a conclusione del suo primo soggiorno milanese avviava la sua produzione quartettistica (KV 80, Lodi 15 marzo 1770). Ma probabilmente Sammartini ebbe contatti anche con i mannheimer Ignaz Holzbauer (a Milano a più riprese: negli anni Trenta, tra il 1744 e il 1747 e di nuovo nel 1759) e Christian Cannabich (a Milano nel 1754 con un sussidio dell’elettore Carl Theodor - cfr. TAVOLE CRONOLOGICHE, Anni Cinquanta -) e forse anche con Josef Myslivecek (Il Gran Tamerlano venne messo in scena a Milano nel 1771) e con altri musicisti tra cui, in particolare, coloro che presentarono i loro melodrammi al Teatro Ducale di Milano e che soggiornarono in città in quelle occasioni . Dalla corrispondenza di Sammartini con Padre Martini emerge, infine, una reciproca stima.
Resta il rammarico che così tanta parte della sua musica sia andata inspiegabilmente perduta, al punto che nella stessa Milano, centro della sua attività, si trovino meno tracce del suo operato di quante se ne siano fortunatamente conservate, sotto forma di copie manoscritte e di edizioni a stampa antiche, nelle biblioteche e negli archivi di tutta Europa.
Soprattutto nella produzione sammartiniana della maturità ascoltiamo il mondo settecentesco stemperarsi in un’epoca nuova. Va dunque rilevata l’importanza dei fili concettuali e musicali che collegano questo compositore a quelli della generazione successiva a cominciare da coloro che, come Gluck, Boccherini e Mozart, lo conobbero di persona.
In un momento storico e stilistico quanto mai instabile e difficile, tra la decadenza di uno stile assai fortemente radicato e il sorgere di nuove tendenze a volte fragili e passeggere, Giovanni Battista Sammartini seppe trovare la propria personale linea compositiva, contribuendo non poco allo sviluppo di quello stile classico che raggiungeva il suo momento più fecondo proprio quando la sua attiva e lunga vita volgeva al termine.
Anna Cattoretti
Altri collegamenti:
Last·FM, ascolti e acquisti dal repertorio sammartiniano
Society for Eighteenth-Century Music Newsletter / Ottobre 2003
con un articolo di B. Churgin