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Fortunato Chelleri
Fortunato Chelleri (ca. 1688 – 1757)

La biografia di Fortunato Chelleri sembra ricalcare un modello piuttosto ricorrente tra i musicisti del Settecento. Data di nascita incerta: tra il 1686 e il 1690 a Parma. Varia la grafia del cognome (Cheleri, Cheller, Kelleri, Keller) forse per via del padre tedesco o perché all’epoca era quasi una norma. Primo approccio musicale all’ombra della chiesa e in famiglia: tra il 1700 e il 1703 lo troviamo infatti come fanciullo cantore nella cappella della Madonna della Steccata di Parma; dopo la morte del padre, lo zio materno Francesco Maria Bazzani (o Bassani) – maestro di cappella del duomo di Piacenza – si prende cura del ragazzo e si preoccupa di arricchire la sua formazione musicale di base che, all’epoca, richiedeva abilità nel canto e nell’esecuzione strumentale, insieme a una certa maestria nel basso continuo, nella concertazione, nella tecnica improvvisativa. In questi anni di studio Chelleri avrà sicuramente assorbito la tradizione strumentale bolognese dove, nella fiorente produzione di sonate da chiesa e da camera in tre movimenti omofonici e omoritmici in forma binaria dell’ancora vivente Giuseppe Torelli, si ravvisano i primi germi della sinfonia. Tuttavia l’avvio professionale avviene con un quasi obbligato debutto nel teatro d’opera: ingaggi all’estero e in Italia per scritture stagionali in teatri di corte (Spagna, Germania, Firenze) o a gestione impresariale (Venezia). In tutto diciannove opere composte tra il 1707 e il 1722 la cui musica è andata in gran parte perduta. Tra i molti musicisti che Chelleri frequenta nel vivace e stimolante mondo culturale della città lagunare troviamo Antonio Vivaldi e Giovanni Benedetto Platti. Nello sterminato catalogo di Vivaldi sono presenti composizioni strumentali in forma di ‘concerto ripieno’, termine che designa un lavoro per ensemble senza l’alternanza tra solo/soli e tutti, come avviene invece nel concerto grosso o solistico; in altre parole si tratta di composizioni che per la scrittura omofonica e brillante, per la successione ternaria dei tempi (veloce – lento – veloce) e per la loro struttura spesso binaria poco si discostano dalle prime forme sinfoniche (i Concerti musicali op. 6 del già citato Torelli, del 1698, si collocano tra i primi esempi del genere). La sinfonia d’opera italiana in tre movimenti, così com’era stata formalizzata da Alessandro Scarlatti a partire dagli anni ottanta del Seicento e ancora in auge negli anni degli esordi operistici di Chelleri, completa il quadro dei presupposti storici e stilistici che, direttamente o indirettamente, possono aver influito sugli anni di formazione del compositore. L’opportunità di esprimere un bagaglio di esperienze così ricco e articolato in un ambito non strettamente vocale poteva meglio concretizzarsi all’estero, al servizio di una prestigiosa corte europea, dove le tendenze espresse dal principe imponevano il gusto, la moda e il genere di repertorio praticato. Anche questa occasione fu favorita dall’ambiente veneziano e dalla vicinanza di Platti che nel 1722 entrò a far parte di un gruppo di musicisti diretto da Chelleri al servizio del principe-arcivescovo di Würzburg, Johann Philipp Franz von Schönborn. Tuttavia, mentre Platti stabilirà in questa ridente cittadina della Germania settentrionale la sua residenza definitiva e vi concluderà la sua esistenza terrena, Chelleri vi rimarrà solo tre anni, componendo soprattutto oratori, prima di trasferirsi definitivamente a Kassel come Kapellmeister al servizio del Langravio Karl di Hesse. Da questo momento in poi le sorti di Chelleri si legano a quelle della famiglia regnante. Alla morte di Karl, nel 1730, la cappella musicale passa alle dipendenze del figlio Friedrich, già re di Svezia da una decina d’anni in seguito alle nozze con Ulrike Eleonore e all’abdicazione della regina a favore del consorte; Chelleri si trasferisce quindi a Stoccolma in qualità di Kapellmeister e di direttore della musica di corte. Nel 1734, ottenuto dal sovrano il prestigioso titolo di “Conseiller de la Cour et Directeur de la Musique”, preferisce però tornare a Kassel al servizio di Wilhelm, vicario amministratore del langraviato di Hesse-Kassel in sostituzione del fratello, dove muore nel dicembre del 1757. La produzione musicale di Chelleri negli anni di Kassel è influenzata soprattutto dalla predilezione che i sovrani svedesi nutrivano per la musica strumentale. Più che all’inetto e libertino sovrano è lecito attribuire questo indirizzo di stile e di gusto alla regina Ulrike Eleonore, appassionata competente di musica, e, indirettamente ma forse in modo ancor più determinante, alla contessa Hedvig Ulrika Taube, amante ufficiale del re, nonché facoltosa mecenate e animatrice di un proprio sontuoso salotto. Ciononostante, Chelleri dedica doverosamente la pubblicazione delle sue Six Simphonies Nouvelles a “Monseigneur le Prince Frederic Landgrave de Hesse”. Questa edizione parigina, databile tra il 1742 e il 1751, è un omaggio, sicuramente; ma forse anche una dimostrazione di quanto di più attuale e all’avanguardia si potesse produrre per la corte svedese. È possibile che con l’attributo ‘nouvelles’ Chelleri abbia voluto dichiarare di aver composto questi lavori appositamente per la pubblicazione o, più probabilmente, che abbia scelto tra opere già composte in precedenza le più riuscite; quelle che egli riteneva maggiormente meritevoli di essere portate alla conoscenza di un pubblico più vasto. Per la varietà di scrittura la raccolta si presenta infatti come una sorta di campionario dove ciascuna delle sei sinfonie sembra scelta e collocata secondo un ordine non casuale, forse anche cronologico, per esemplificare lo stadio di una ricerca stilistica e formale. Questo divario appare evidente confrontando, per esempio, le due sinfonie estreme. La prima sinfonia segue una primitiva struttura di derivazione italiana definita tri-ritornello: una sezione d’apertura conduce dalla tonalità d’impianto a quella della dominante; lo stesso materiale tematico occupa una sezione centrale che conduce dalla dominante a un grado correlato; una terza sezione, infine, si muove parallela alla prima ma resta nella tonalità d’impianto. La sesta, viceversa, presenta già nella successione dei tempi un’anomalia rispetto alle altre cinque: l’aggiunta, dopo il terzo tempo in stile di giga, di un minuetto rapido in stile italiano e senza trio. In questo modo la struttura assume i tratti ibridi di una sinfonia-suite, piuttosto comune nei paesi di lingua tedesca. Anche il trattamento strumentale è piuttosto vario: si passa, per esempio, dalla sinfonia n. 1, dove violini primi e secondi procedono quasi sempre all’unisono, alla n. 3, dove l’incisività dello spunto tematico iniziale è ribadita dall’entrata in imitazione di violini primi, secondi e bassi. Un tratto abbastanza nuovo e inconsueto è il rapporto tra le tonalità interne dei movimenti. Le sei sinfonie ‘parigine’ e quella del manoscritto di Bruxelles anche sono in modo maggiore; quasi una norma nella produzione della prima metà del ‘700 dove il modo minore (relativo o corrispondente minore) era per lo più riservato ai tempi lenti centrali. Nel caso in cui anche il tempo lento fosse in modo maggiore, la tonalità utilizzata era spesso quella della dominante; meno praticata quella del quarto grado che, invece, diventa più usuale a partire dagli anni cinquanta in poi. Secondo questa consuetudine, nel corrispondente modo minore appaiono i tempi centrali (Andante) delle sinfonie nn. 1, 2, 4. Nelle tre sinfonie di si bemolle maggiore (quella di Bruxelles e le nn. 3 e 6 di Parigi) il tempo centrale è invece nella tonalità del quarto grado maggiore (mi bemolle) e non alla dominante (fa maggiore) come ci si potrebbe aspettare. Dal momento che si tende a datare queste sinfonie a cavallo tra la fine degli anni trenta e l’inizio degli anni quaranta, questa deviazione dalla norma potrebbe apparire come un elemento di novità, almeno nell’impianto formale, se non nel tipo di scrittura. Alla luce di questi pochi dati, è bene precisare che in questi anni la teoria e la pratica si fondano su un concetto di forma ancora piuttosto vago e impreciso e che l’atto del comporre va ricondotto a una serie di procedure tecniche dove tratti stilistici di derivazione italiana, tedesca e francese, insieme a elementi di novità – come il rapido colloquiare e gli effetti umoristici della coeva opera buffa (specialmente nei movimenti finali, per esempio la figurazione in rapide note ribattute della n. 5, o gli ampi salti di registro della n. 3) – possono coesistere e sovrapporsi con pratiche apparentemente desuete (per esempio il barocco tempo di sarabanda impresso all’‘Affettuoso’ della n. 3, o il compatto monotematismo del primo movimento della n. 1). In questo fermento di germi vecchi e nuovi su radici e presupposti pressoché comuni è del tutto naturale che la storia ci abbia tramandato risultati analoghi provenienti da aree geografiche talvolta distanti, benché gli scambi fossero indirettamente favoriti da una vivace circolazione di opere a stampa e manoscritte. Lo stile di Chelleri è quindi perfettamente allineato al gusto del suo tempo: non è artificioso ma è, al tempo stesso, estremamente raffinato, specialmente nell’utilizzo di quegli espedienti armonici ‘coloristici’, come i repentini passaggi dal modo maggiore al modo minore, così comune tra i coevi sinfonisti di area milanese e padano-veneta. Tutto ciò rende complesso il lavoro delle attribuzioni e, soprattutto, delle false attribuzioni che i musicologi stanno tentando di correggere; è il caso, per esempio di due sinfonie composte rispettivamente da Giovanni Battista Sammartini e da Antonio Brioschi, erroneamente attribuite a Chelleri. Al momento le sinfonie di Chelleri dichiaratamente autentiche sarebbero ventuno dislocate in nove fonti diverse, incluse le sei pubblicate, vivente l’autore, nell’edizione parigina di Boivin e Leclerc.

Marina Vaccarini

Ascolti:

Chelleri, Fortunato (Parma ca. 1688 - Kassel 1757) -
Adagio dalla 3° Sinfonia in Sib Maggiore

Chelleri, Fortunato (Parma ca. 1688 - Kassel 1757) -
Allegro dalla 1° Sinfonia in Re Maggiore

Chelleri, Fortunato (Parma ca. 1688 - Kassel 1757) -
Allegro dalla 4° Sinfonia in La Maggiore


Altri collegamenti:

Libretti a stampa da opere di Chelleri

Elenco delle Opere teatrali

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Il CD Six Simphonies Nouvelles